PIERLUIGI ANTONUCCI - Coltivare la luce da fermi
Opening october 6 from 6.30pm

La Galleria Richter Fine Art annuncia l’apertura della stagione espositiva autunnale presentando la prima personale in galleria di Pierluigi Antonucci (Popoli, Pescara, 1982) intitolata Coltivare la luce da fermi, che aprirà al pubblico martedì 6 ottobre dalle 18.30, rimanendo in programmazione fino venerdì 20 novembre 2026.
La mostra si propone di raccontare l’immaginario pittorico dell’artista che prende forma da un profondo e sentito legame con la terra, vissuta non solo come spazio geografico decentrato rispetto alle metropoli cittadine, ma come radice identitaria e fonte di ricordi. In questa prospettiva, il territorio campestre si configura come un vero e proprio radicamento esistenziale, nutrendo la sensibilità e definendo la poetica delle sue pitture.
Sebbene nelle opere in mostra il riferimento rimanga costantemente la memoria e il più profondo senso dell’immaginazione, esse trovano sempre spunto da soggetti reali, come abitazioni, paesaggi rupestri, cieli appena perturbati e mai minacciosi, strade sterrate, ampie vallate in cui la figura umana talvolta compare di tergo altrimenti con il viso rivolto verso l’alto, in direzione della luce del sole. Il rapporto con la campagna non si configura tanto come una relazione simbiotica di pura rappresentazione rispetto al luogo in cui l’artista vive, quanto piuttosto come un tentativo di restituirne il senso più profondo, inteso come preziosa risorsa da accudire, ascoltare e saper abitare.
Tale approccio alla natura è stato sviluppato dall’artista dalla lettura avvenuta due anni fa, dei testi del filosofo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008), noto soprattutto per aver ideato il metodo agricolo chiamato “agricoltura naturale” o “metodo del non fare” che prevede di ridurre al minimo l’intervento umano nella coltivazione, lasciando che i processi naturali si sviluppino autonomamente. Allo stesso modo, per Pierluigi Antonucci la pittura necessita di un tempo proprio, radicato e maturato nello spazio del suo studio nella campagna di Popoli (PE), libero da ricerche forzate e aperto invece a corrispondenze che restituiscono uno stato di equilibrio tra la ricerca pittorica e lo spazio agreste.
Coltivare la luce da fermi è un’espressione autografa dell’artista, il quale afferma: «Il titolo nasce anche da riflessioni vicine al pensiero di Masanobu Fukuoka: l’idea che togliere, rallentare e non forzare possano essere gesti radicali. Per me dipingere non significa costruire immagini, ma coltivare una qualità dello sguardo capace di trasformare lentamente tanto chi dipinge quanto chi guarda. Sento la pittura come una pratica lenta, più vicina alla coltivazione che alla produzione d’immagini. “Coltivare” implica cura, tempo, ripetizione, attesa; “da fermi” introduce invece una condizione apparentemente immobile ma profondamente attiva sul piano dello sguardo. Nella mia pittura non cerco di imporre un’immagine ma di accompagnarne l’apparizione, lasciando che luce, materia e tempo trovino un equilibrio quasi naturale».
Un tratto comune nelle opere è una tecnica caratterizzata da un vibrato tremolio e da una volontaria inesattezza, unita a una marcata essenzialità delle forme. Questo effetto è in parte favorito dall’uso di tele grezze che conferiscono alle scene una qualità leggera e vibrante. Tocco dopo tocco l’artista costruisce un vivo e robusto risalto plastico che assieme a una stesura piena e sonora, dona una percepibile solidità all’immagine. Tale risparmio nella costruzione della rappresentazione conferma un atteggiamento non mimetico rispetto alla realtà quotidiana e utilitaria, che conduce a una riduzione dei dati visivi all’essenziale fino alla loro stilizzazione.
La mostra restituisce il racconto di una pittura in cui il mondo dell’agricoltura e quello della filosofia confluiscono come strumenti di costruzione di un solido pensiero da cui prende forma l’immagine dipinta. Le medie dimensioni delle opere esposte, suggeriscono una ricerca pittorica indipendente, non riconducibile ad alcuna categoria o linguaggio codificato. La pittura si configura per Pierluigi Antonucci come una espressione di libertà, svincolata da regole precostituite, estranea ai condizionamenti dei circuiti dell’arte contemporanea, quindi sostenuta da una sincera e poetica intensità visiva.
Pierluigi Antonucci (Popoli, Pescara, 1982) vive e lavora in Abruzzo, ha acquisito il Diploma Accademico di Arti Visive all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila.
Tra le mostre personali: Alla luce della Pittura, a cura di Daniela Pietranico, YAG/Garage, Pescara, 2024; Sudoku e Vento, Galleria Bianca, Palermo, 2014; Pierluigi Antonucci, Spazio Transiti, Marina di Scarlino, Grosseto, 2012; Studiolo #6, a cura di Maria Chiara Valacchi, Spazio Cabinet, Milano, 2012.
Tra le mostre collettive: Studiolo, The best of Italian Youth, a cura di Maria Chiara Valcchi, Museo arte moderna e contemporanea San Francesco, San Marino, 2014; Landina, Esperienze di Pittura En Plein Air, a cura di Lorenza Boisi, CARS Omegna, Villa Giulia, Verbania Pallanza, 2014; Arte Fiera Bologna, Bianca Arte Contemporanea, Palermo, 2014; Landina, Esperienze di pittura en plein air, a cura di Lorenza Boisi, Palazzotto di Orta San Giulio, Orta San Giulio, Novara, 2013; Lumen, MARS, Milano, 2013; Bianca feat. MARS, Bianca Arte Contemporanea, Palermo, 2013; Arte Fiera Bologna, Bianca Arte Contemporanea, Bologna 2013; La Pittura Isola, Pierluigi Antonucci, Enzo Cucchi, Angelo Mosca, Michele Tocca Bianca Arte Contemporanea, Palermo, 2012; Debut, Ex Aurum, Pescara, 2011; I Rifiutati, Galleria/Galleria, Ortona, Chieti, 2011; En Plein Air il necessario rapporto con la realtà, Galleria/Galleria, Ortona, 2010.
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Galleria Richter Fine Art is pleased to announce the opening of its autumn exhibition season with the gallery’s first solo exhibition by Pierluigi Antonucci (Popoli, Pescara, 1982), entitled Coltivare la luce da fermi. The exhibition will open to the public on Tuesday, 6 October from 6:30 pm and will remain on view until 20 November 2026.
The exhibition offers an insight into the artist’s pictorial imagination, which emerges from a profound and deeply felt connection to the land. This relationship is experienced not only as a geographical condition removed from urban centres, but also as a source of identity and memory. In this perspective, the rural landscape becomes a form of existential grounding, nurturing the artist’s sensibility and shaping the poetics of his paintings.
Although the artworks in the show are consistently rooted in memory and the deepest realm of imagination, they always originate from real subjects: houses, rocky landscapes, lightly unsettled yet never threatening skies, dirt roads, and wide valleys in which the human figure occasionally appears from behind or gazes upward toward the sunlight. The artist’s relationship with the countryside is not one of simple representation or symbiosis with the place in which he lives; rather, it is an attempt to convey its deeper meaning, understood as a precious resource that requires care, attention, and a capacity for inhabitation.
This approach to nature developed following the artist’s reading, two years ago, of the writings of the Japanese philosopher Masanobu Fukuoka (1913–2008), best known for developing the agricultural method known as “natural farming” or the “do-nothing” approach. This method seeks to minimise human intervention in cultivation, allowing natural processes to unfold autonomously. Similarly, for Pierluigi Antonucci, painting requires its own time: a process rooted in and matured within the space of his studio in the countryside of Popoli, free from forced investigation and open instead to correspondences that establish a state of balance between artistic research and the rural environment.
Coltivare la luce da fermi (Cultivating Light While Standing Still) is a title coined by the artist himself, who explains: «The title also stems from reflections close to the thought of Masanobu Fukuoka: the idea that removing, slowing down, and refraining from forcing things can be radical gestures. For me, painting does not mean constructing images but cultivating a quality of vision capable of slowly transforming both the painter and the viewer. I experience painting as a slow practice, closer to cultivation than to image production. ‘Cultivating’ implies care, time, repetition, and waiting; ‘while standing still’ introduces a condition that appears motionless yet is deeply active on the level of perception. In my painting, I do not seek to impose an image but to accompany its emergence, allowing light, matter, and time to find an almost natural equilibrium».
A recurring feature throughout the works is a technique characterised by a subtle vibratory quality and a deliberate imprecision, combined with a marked essentiality of forms. This effect is partly enhanced by the use of raw canvas, which lends the scenes a light and shimmering presence. Brushstroke after brushstroke, the artist constructs a vivid and substantial plasticity that, together with a rich and resonant application of paint, gives the image a tangible solidity. This restraint in the construction of representation reflects a non-mimetic attitude toward everyday and utilitarian reality, reducing visual information to its essentials and ultimately leading toward stylisation.
The exhibition presents a body of work in which agriculture and philosophy converge as tools for the construction of a coherent worldview from which painted images emerge. The medium scale of the works suggests an independent artistic research, one that resists categorisation and established visual languages. For Pierluigi Antonucci, painting is a form of freedom: unbound by predetermined rules, detached from the pressures of the contemporary art system, and sustained instead by a sincere and poetic visual intensity.
