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GIULIO CATELLI - Sotto un cielo tutto azzurro

Opening March 28 from 6pm





La galleria Richter Fine Art inaugura martedì 28 marzo una nuova personale di Giulio Catelli dal titolo Sotto un cielo tutto azzurro. Dopo la breve anticipazione della mostra precedente, Questo adesso, doppia personale insieme a Luca Grechi, Giulio Catelli presenta una nuova selezione di dipinti realizzati negli ultimi tre anni. Sono paesaggi e interni in un itinerario di ambienti, figure e situazioni quotidiane: le vedute dalla finestra, i giardini, accostano e sconfinano la vita nella pittura, immagini sospese nel loro leggero apparire e nella loro concretezza vivace e inquieta. “Il titolo Sotto un cielo tutto azzurro – spiega l’artista – deriva da un verso di Sandro Penna. In mostra tuttavia, ci sono solo un paio di dipinti che effettivamente possono richiamarsi direttamente a quest’immagine poetica, è piuttosto un orizzonte emotivo, la sollecitazione verso uno spazio luminoso e colloquiale. Penna non è una scelta casuale, l’apparizione fulminea, la freschezza della visione è qualcosa che mi interessa e che inseguo”. Ad accompagnare la mostra un testo critico di Maria Vittoria Pinotti che scrive: “Giulio Catelli rivela senza indugi le radici del suo lavoro, consapevole com’è che la bellezza per essere tale deve trasgredire le regole. L’artista detta i ritmi pittorici secondo intervalli in cui il gioco del pennello ha un corpo sinuoso, a tratti davvero generoso, che tuttavia, alcune volte lascia volontariamente spazi vuoti, sì da far respirare la materia, ora più consistente ed espansa”.



Giulio Catelli (Roma 1982). vive e lavora a Roma. Si è diplomato nel corso di laurea triennale in studi Storico-Artistici all’Università La Sapienza di Roma. Successivamente ha frequentato il biennio specialistico di pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Fra le mostre personali e collettive si segnalano: Amici o pittori /Les amis de mes amis sont mes amis - Ipotesi per una quadreria a cura di M. Emmanuele, Fondazione Pastificio Cerere, Roma 2023, The first duty in life, London Art Fair, Madeinbritaly gallery, Londra 2023, Questo adesso, (con L. Grechi), Galleria Richter, Roma 2022, Summer in a casbah, a cura di Mina Kyoleyan, Art history society John Cabot University, Roma 2022; L’invenzione della giovinezza, a cura di S. Linford, Fondazione smART – polo per l’arte, Roma 2022; Corpi eloquenti, con un testo di S. Squadrito, Galleria Villa Contemporanea, Monza 2022; Quaderno (con L. Grechi), Galleria Richter, Roma; Cartografia sensibile, a cura di L. Boisi, Museo Tornielli, Ameno 2021; L’aventure louche, a cura di G. Bosa, Yudikone, Brescia 2021; Doppio Ritratto, Galleria Richter, Roma 2021; Craftingdifference, a cura di B. Kennedy, Madeinbritaly gallery, Londra 2021; Mistici, sensuali, contemplativi, a cura di N. Nitido, Metodo Milano, Milano 2020; Le altre opere. Artisti che collezionano artisti, a cura di L. Catania e D. Perego Museo Carlo Bilotti, Roma 2020; Fiore aperto / fiore chiuso, (con M. Bongiovanni), Galleria Richter, Roma 2019.


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Richter gallery opens a new solo show by Giulio Catelli entitled Sotto un cielo tutto azzurro on Tuesday 28 March. After the brief preview of the previous exhibition, Questo adesso, a duo exhibition together with Luca Grechi, Giulio Catelli presents a new selection of paintings created in the last three years. They are landscapes and interiors in an itinerary of environments, figures and everyday situations: the views from the window, the gardens, juxtapose and border life in painting, images suspended in their light appearance and in their lively and restless concreteness.


“The title Sotto un cielo tutto azzurro – explains the artist – derives from a verse by Sandro Penna. However, there are only a couple of paintings in the show that can actually refer directly to this poetic image, it is rather an emotional horizon, the solicitation towards a luminous and conversational space. Penna is not a random choice, the lightning-fast appearance, the freshness of the vision is something that interests me and that I pursue”.

The exhibition is accompanied by a critical text by Maria Vittoria Pinotti who writes: “Giulio Catelli reveals without delay the roots of his work, aware that in order for beauty to be such it must transgress the rules. The artist dictates the pictorial rhythms according to intervals in which the play of the brush has a sinuous body, at times truly generous, which however, sometimes voluntarily leaves empty spaces, so as to let the material breathe, now more consistent and expanded".


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Al di là dell’ordine

di Maria Vittoria Pinotti


Non tutti sanno che la poesia, essendo figlia di una materia incandescente, si deve leggere silenziosamente, obliquamente, quasi di nascosto, perché pare custodisca il segreto del pensiero. Tu, caro Giulio, ti sei schiuso ed hai saputo leggerla sotto un cielo tutto azzurro, proprio come una lunga e sussurrata confidenza. E se è vero che è il temperamento a guidare l’artista, tu hai fatto ciò con sorprendente freschezza ed un senso creativo spontaneo, dal fremito giocondo. Oltretutto, in un tempo attuale in cui i pittori veri sono davvero insoliti, un po' perché si lasciano fuorviare dalle mode effimere e dalle apparenti adulazioni del facile successo, come in una folla di maschere dai tanti colori, tu sei una raggiante e limpida rarità. Ma è possibile, ed a quale prezzo, conoscerti meglio? Lasciaci entrare allora nel tuo laboratorio d’intimo artista, in cui per un quadro terminato ne celi molti altri e laddove intravediamo un’opera splendida, che vogliamo a tutti i costi possedere per l’estetismo affabile e raffinato, tu intanto, con la tua severità meditativa, la nascondi considerandola semplicemente un lavoro.


Del resto, siamo certi che di tutte le verità tu tocchi quella più sicura, perché riveli senza indugi le radici della tua ricerca, consapevole come sei che la bellezza, per essere tale, deve trasgredire le regole. In questo modo, detti i ritmi pittorici secondo intervalli in cui il gioco del pennello modella un corpo sinuoso, a tratti davvero generoso, che tuttavia, alcune volte lascia volontariamente spazi vuoti, sì da far respirare la materia, ora più consistente ed espansa. Altre volte, invece, per una curiosa volontà che è in te, ripulisci con un panno la tela, generando aloni chiari, poiché pare tu sia alla ricerca dello scheletro dell’immagine, considerando come ti è nemica la regolarità e quanto ami rivolgere all’imperfezione una equanime benevolenza, sino ad opporti alla forma soltanto come fine. La tua mi sembra una incessante tenacia volta a mutare le creazioni, via via annullandole o modificandole, un atto che a dir si voglia rivela la consapevolezza di come le tue opere abbiano un’anima arroventata per un inconfessabile senso di purezza.


Di una narrazione di momenti privilegiati si può parlare, perché fortemente intimi e paradigmatici di curiosità personali. Così i tuoi soggetti vivono per il loro approccio squisitamente relativo, fatto di limpide fughe di sguardi ed ambigui giochi prospettici. Da ciò prende vita la compresenza di momenti essenziali della tua ricerca, secondo cui il colore è forma d’estasi, ma soprattutto ragione costruttiva della tela, della vita tutta. Tu, Giulio hai inteso con lucidità come imprimere un sugello all’essenza del reale e c’è da chiederti, l’immaginazione la cogli invece? No, è assente. Ciò che è tanto utilizzato da una moltitudine di pittori, con te è soggetto proibito, perché ti poni lontano dalle mitologie e dei vagheggiamenti di oggidì. Così sfiori il tema del giardino, della finestra, di una veduta qui di faccia, in cui si racchiude la geografia di un mondo davvero ridotto, ma dove ogni cosa ha luogo. Sei fautore di una pittura in quanto esperienza di vita vissuta, senza mai toccare nessuna pedanteria e fatua meticolosità, e tutto ciò è utile a rivelare il tuo amore verso una ricerca dalla felicità sonora perché indifferente ai rumori delle speculazioni attuali.


Poco conta per te l’ordine pittorico, ed allora ti invito a riflettere, come domi questa essenziale necessità di porti al di là dell’ordine? Su questo tema mi torna in mente quanto affermava Carlo Carrà, un artista a te tanto caro, ebbene, era sua opinione che la noncuranza era necessaria nell’arte, ma è questione di sfumature, guai a caricare le dosi. In altre parole, involontariamente e senza alcuna ostinazione, tu elabori un equilibrio di una metafisica immanente ed elegiaca, che unisce le figure e gli oggetti decifrando il mistero che si annida nell’anima del tuo mondo. Ma soprattutto, dipingendo con pennellate a tratti stirate e confuse, doni forma e forza alle cose, vivi l’aria che li sposta come per effetto di una magia con le loro frontiere. Tutto ciò è distintivo ed interessante, perché ci offri i soggetti mantenendoli sospesi, anche se in movimento, sino a rendere tastabile il cielo azzurro che li sovrasta.


Questi ragionamenti appaiono vaghi, eppure, forse, non poi così tanto lontanati dalle tue intenzioni, poiché ci inducono a scoprire una doppia mancanza del tuo fare pittorico: l’assenza di una chiusura che così conduce ad una apertura aerea ed impalpabile e la conseguente privazione di ordine. Ed ora, quali dei due aspetti afferra la tua segreta e poetica visione pittorica? Questa è una domanda apparentemente eufemistica perché in entrambi gli aspetti tu ti rifletti, abbandoni alla libertà le tue figure e le lasci svincolate dalla schiavitù di un fondale pittorico, utilizzando una flessione verso gli impasti volti al chiaro, sempre nitidi, distesi, alcune volte nervosi, ma pur sempre riposati. Insomma, ti faresti gridare all’anatema da qualunque pedissequo pittore, proprio per la tua assenza di regole, poiché tu le stabilisci solo in atto, con la tua cara attenzione verso il tono, prima come valenza espressiva, poi in quanto pigmento materico.


Una ultima riflessione. Circa questo tuo necessario disordine, è consequenziale rievocare la memoria del giovane Emilio Vedova, la cui ricerca è sì tanto differente dalla tua, ma essendo tu in subbuglio proprio quanto lui, condividete un temperamento d’ascolto e riflessivo con il fine comune di allargare il campo pittorico di una qualità non illusoria. Ebbene, Vedova racconta di quando a scuola un giorno fosse in preda al panico perché la curva di un disegno non riusciva simmetrica rispetto all’altra, così prese la tavoletta, letto delle sue torture, e la scaraventò lontano facendo sobbalzare i certosini pittori che gli stavano accanto. Di là di peggio in peggio, secondo i suoi ricordi, ma proprio in quel frangente nacquero le sue prime più brillanti opere. Tu, caro Giulio, in un certo senso ci fai trasalire allo stesso modo, ci conduci sia al di là dell’ordine sia al di qua della tua anima da pittore, pregna com’è di nuda franchezza, forte d’audacia, rimanendo cifrata di una sempre viva letizia e lucente splendore.


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Beyond order

By Maria Vittoria Pinotti


Not everyone knows that poetry, being the result of incandescent matter, must be read silently, obliquely, almost surreptitiously, because it seems to hold the secret of thought. You, dear Giulio, opened up, and were able to read it under an all-blue sky, just like a long, whispered confidence. And if it is true that the temperament guides the artist, you have done so with surprising freshness and a spontaneous creative sense, with a playful quiver. Moreover, in a present time when true painters are truly unusual, a little bit because they are misled by ephemeral fads and the apparent adulations of easy success, as in a crowd of multicolored masks, you are a radiant and limpid rarity. But is it possible, and at what cost, to know you better? Let us then enter your intimate artist's studio, where for each finished painting you conceal many others, and where we catch a glimpse of a splendid work, which we want at all costs to possess for its affable and refined aestheticism while, with your meditative severity, you conceal it by considering it simply an artwork.


After all, we are certain that of all truths you touch on the surest one, because you reveal without delay the roots of your research, aware as you are that beauty, to be such, must transgress all rules. In this way, you dictate the pictorial rhythms according to intervals in which the play of the brush has a sinuous body, at times really generous, which nevertheless, sometimes voluntarily, leaves empty spaces, to let the matter breathe, now more consistent and expanded. Sometimes, however, by your curious will, you wipe the canvas clean with a cloth, generating light halos, since you seem to be in search of the skeleton of the image, considering how regularity is your enemy and how much you love to show an equanimous benevolence to imperfection, until you oppose the form only as an end. Yours seem like an unceasing tenacity aimed at mutating creations, gradually undoing or modifying them, an act that, to say the least, reveals an awareness of how your works have a soul, ardent for an unmentionable sense of purity.


A narrative of privileged moments can be spoken of because they are strongly intimate and paradigmatic of personal curiosities. Thus, your subjects live for their exquisitely relative approach made of limpid leak of glances and ambiguous perspective games. This gives rise to the co-presence of essential moments in your research, according to which color is a form of ecstasy, but above all a constructive reason for the canvas, for the whole life. You, Giulio have lucidly understood how to imprint a seal to the essence of the real, and there is a question to be asked, do you grasp the imagination instead? No, it is absent. What is so much used by a multitude of painters, is a forbidden subject with you, because you position yourself far from today’s mythologies and fancies. Thus, you touch on the theme of the garden, of the window, of a view here of the face, in which the geography of a world really reduced is enclosed, but where everything takes place. You are an advocate of painting as lived life experience, never touching on any pedantry or fatuous meticulousness, and all of this is useful in revealing your love for research by sound joy because it is indifferent to the noise of current speculations.


It matters little to you the pictorial order, hence I invite you to reflect, how do you tame this essential need to take yourself beyond order? On this subject I am reminded of what Carlo Carrà, an artist so dear to you, said, so it was his opinion that carelessness was necessary in art, but it is a matter of nuance, woe to load the doses. In other words, unintentionally and without any obstinacy, you elaborate a balance of an immanent and elegiac metaphysics, uniting figures and objects by deciphering the mystery that lurks in the soul of your world. But above all, painting with brushstrokes in stretched and blurred strokes, you give form and force to things, you experience the air that moves them as if by magic with their borders. All this is distinctive and interesting because you offer us the subjects by keeping them suspended, though in motion, until the blue sky above them becomes palpable.


These considerations appear vague yet, perhaps, not so far from your intentions, as they lead us to discover a double lack in your painting: the absence of closure that thus leads to an airy and impalpable openness and the subsequent deprivation of order. And now, which of the two aspects grasps your secret and poetic pictorial vision? This is a seemingly euphemistic question because in both aspects you reflect yourself, you surrender your figures to freedom and release them from the slavery of a pictorial backdrop, using a bending toward impastos aimed at the clear, always sharp, relaxed, sometimes nervous, but still restful. Therefore, you would have any pedantic painter cry anathema to you, just for your absence of rules, because you establish them only in deed, with your dear attention to tone, first as expressive valence, then as textural pigment.


A final reflection. About this necessary disorder of yours, it is consequential to evoke the memory of the young Emilio Vedova, whose research, is indeed so different from yours, but since you are in turmoil just as much as he is, you share a listening and reflective temperament with the common aim of widening the pictorial field of a non-illusory quality. So, Vedova recounts the time when he was in a panic at school one day, because the curve of one drawing failed to be symmetrical to the other, so he picked up the tablet, the bed of his torture, and flung it far away jolting the painstakingly attentive painters next to him. From there it went from worse to worse, according to his memories, but in this situation were born the most brilliant artworks. You, dear Giulio, in a certain sense, make us wince in the same way, leading us both beyond the order and on this side of your painterly soul, imbued as it is with naked frankness, strong with boldness, remaining marked with an ever-living gladness and shining splendor.


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