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BEATRICE TABACCHI - Prehensile

Opening March 19, from 6.30pm







Martedì 19 marzo Richter Fine Art inaugura la prima personale in galleria di Beatrice Tabacchi, dal titolo Prehensile, in mostra fino al 10 maggio 2024.


“Il titolo della mostra si ispira al concetto evolutivo di prensilità - l’artista afferma - la qualità di un'appendice o di un organo che, per garantire la sua sopravvivenza, si adatta all’ambiente e muta per afferrare o trattenere, come una mano o una coda. La connessione e la presa portano con sé varie possibilità di risignificazione e di evoluzione. Le composizioni in questi nuovi lavori vengono ritrovate nella trasversalità degli stati embrionali e metamorfici; legati all'archetipo dell'iniziazione come qualcosa di prensile.”


Giulia Gaibisso scrive nel suo testo critico, “Nei lavori presentati alla galleria Richter Beatrice Tabacchi dà corpo a una serie di riflessioni, maturate in ambito pittorico, che paiono corrispondere a intuizioni di carattere esistenziale. La sperimentazione tecnica e cromatica posta alla base della nuova produzione rivela in effetti un’urgenza: quella di elaborare la complessità dei meccanismi che regolano l’universo e i fenomeni psichici cercando non tanto di comprenderli quanto piuttosto di assecondarne il flusso.”



Beatrice Tabacchi è un'artista italo-americana nata nel 1997 a Palombara Sabina. Ha frequentato la Bard College di Annandale-on-Hudson, New York dal 2015 al 2019 e in precedenza ha vissuto a Chicago, Illinois. Tabacchi vive attualmente a Roma. La sua seconda personale Prehensile inaugura con la galleria Richter Fine Arts il 19 marzo 2024.


Mostre e opere selezionate includono: Little Vagabonds, La Pulce, Roma, Italia (2023); Shrinky Dink Cosmologies, Systema Plus, Marsiglia, Francia (2023); Cinque alla Prima, Area Treviglio, Treviglio, Italia (2023); Main Character Syndrome, Lateral Roma, Roma, Italia (2022); Holiday, LABspace, Hillsdale, New York (2020); When Angel Met Pinocchio, Bard College Exhibition Center, Red Hook, New York (2019); Procession of the Bacchae, Annandale-on-Hudson, New York (2019); Cena Multimediale, The Difference and Media Project, New York (2017); Xylem, Chicago Home Theater Festival, Chicago, Illinois (2015).


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On Tuesday, March 19th Richter Fine Art presents Beatrice Tabacchi’s first solo show with the gallery, titled Prehensile. The show will be on view through May 10th 2024.


“The exhibition’s title is inspired by the evolutionary concept of prehensility - the artist states - the quality of an appendix or an organ that, to ensure its survival, adapts to the environment and changes to grasp or hold, as a hand or a tail. Connection and grip bring with them various possibilities for new signification and evolution. In these works, the compositions are found in the transversality of embryonic and metamorphic states. Something prehensile is linked to the archetype of initiation.”


Giulia Gaibisso writes in the accompanying critical text, “In the works presented by Beatrice Tabacchi at the Richter gallery, the artist gives shape to a series of reflections, developed in the pictorial field, which seemingly correspond to insights of an existential nature. The technical and chromatic experimentation underlying this new production indeed reveals an urgency: that of processing the complexity of mechanisms that regulate the universe and psychic phenomena, trying not to capture them but to support their flow.”



Beatrice Tabacchi is an Italian-American artist born in 1997 in Palombara Sabina. She attended Bard College in Annandale-on-Hudson, New York from 2015 to 2019 and previously lived in Chicago, Illinois. Tabacchi currently lives and works in Rome. Her second solo exhibition Prehensile opens on March 19, 2024 with Richter Fine Arts.


Select works and exhibitions include: Little Vagabonds, La Pulce, Rome, Italy (2023); Shrinky Dink Cosmologies, Systema Plus, Marseille, France (2023); Cinque alla Prima, Area Treviglio, Treviglio, Italy (2023); Main Character Syndrome, Lateral Roma, Rome, Italy (2022); Holiday, LABspace, Hillsdale, New York (2020); When Angel Met Pinocchio, Bard College Exhibition Center, Red Hook, New York (2019); Procession of the Bacchae, Annandale-on-Hudson, New York (2019); Multimedia Dinner, The Difference and Media Project, New York (2017); Xylem, Chicago Home Theater Festival, Chicago, Illinois (2015).


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Abitare un cosmo ciliato

di Giulia Gaibisso


Nei lavori presentati alla galleria Richter Beatrice Tabacchi dà corpo a una serie di riflessioni, maturate in ambito pittorico, che paiono corrispondere a intuizioni di carattere esistenziale. La sperimentazione tecnica e cromatica posta alla base della nuova produzione rivela in effetti un’urgenza: quella di elaborare la complessità dei meccanismi che regolano l’universo e i fenomeni psichici cercando non tanto di comprenderli quanto piuttosto di assecondarne il flusso.

In questo procedere, insieme tecnico e speculativo, l’artista ricorre a un approccio metamorfico, teso a saggiare le possibilità del mezzo pittorico a partire dalla codificazione di un alfabeto, composto da simboli e associazioni, nel quale si fondono memorie individuali e universali, e in cui dimensione interiore e realtà estrinseca sembrano continuamente corrispondersi.

Lo stesso titolo della mostra, Prehensile, suggerisce l’adozione da parte di Tabacchi di una modalità esplorativa e conoscitiva che necessita di prossimità: i confini del sé divengono permeabili, il mondo si fa potenziale estensione del proprio essere e la stessa pratica pittorica si trasforma in una sorta di processo digestivo che prevede scarti e assimilazioni.

La metafora risulta particolarmente appropriata in relazione ai lavori esposti in galleria, dove la tipologia di linguaggio proposta, così come i soggetti rappresentati, paiono evocare la carnalità di un organo o di un tessuto irrorato, a volte lacerato, da una varietà di forme e colori che ne attestano vitalità e mutevolezza. È la dimensione corporea a farsi superficie d’azione e d’indagine, per la sua abilità nel registrare gli eventi ma anche e soprattutto per la sua porosità, vettrice di contaminazione e conoscenza. In tal senso essa è utilizzata come contenitore per la rappresentazione, un ambiente entro il quale si muovono, come piccoli organismi, gli elementi che compongono l’immaginario dell’artista.

Basti pensare a Medusa, figura dotata di caratteristiche antropomorfe (precisamente femminili) e però trasparente, più simile all’animale acquatico che al suo corrispettivo mitologico: nelle sue viscere sembrano risiedere entità biologiche formalmente associabili a un codice segnico dal quale il soggetto trae origine e stessa sussistenza. Oppure a Bending and in love e Apple bitten, acquerelli nei quali, più che in ogni altra opera, è rivelata la capacità del corpo di disarticolarsi e plasmarsi per trasformarsi in profilo montuoso o caverna, volumi generati dall’assunzione di una postura che mira a includere, quasi a inglobare, l’alterità. O ancora a Place as blessing and scar, che intende lo spazio come

superficie epidermica su cui campeggiano oggetti solo parzialmente decifrabili e altri, come volti o teschi, del tutto riconoscibili.

Nella produzione dell’artista questi ultimi assumono il valore di archetipi, impiegati non solo per rivelare l’inconscio collettivo ma anche e soprattutto per proporne una risignificazione. È il caso della chioma di capelli raffigurata in Medusa, non più arma pietrificante quanto flessuoso attributo di una Gorgone in corsa, ma anche della mela che costituisce il centro prospettico di Wink, emblema di un peccato originale rievocato per essere ironicamente “digerito”. La monumentale sagoma che contiene il frutto è ancora caratterizzata da un linguaggio arcaico e simbolico, animato tuttavia dall’introduzione di una forza generativa che ne confonde i margini e tramuta i prodotti della sua stessa digestione in terreno fertile e fruttifero, abitato da corsi d’acqua e forme di vita.

L’identità tra interno ed esterno suggerita nella tela sembra riproporsi anche in Eyelash sun e Fertilizing muck, che istituiscono un’analogia tra prospettiva ravvicinata e visione panoramica, tra dissezione anatomica e pittura di paesaggio: al pari di un’incisione il pennello determina l’emersione di silhouettes umane e profili ciliati che, portati alla medesima scala, affermano la propria equivalenza sia in termini figurativi che gerarchici. Alternando sistemi di riferimento e ordini di grandezza differenti, Tabacchi si avvicina ai soggetti per analizzarne ogni dettaglio; allo stesso tempo, come assecondando la deriva, si astrae da essi al fine di includerli in un sistema più complesso, costruito mediante stratificazioni di senso. A dimostrazione di tale orientamento gli stessi titoli delle opere, indici tanto della volontà di coprire distanze siderali quanto della necessità di radicarsi a terra e nella carne.

È allora significativo che, nella generale policromia e fluidità di queste opere, affiori un corpo ricurvo, tratteggiato con il carboncino e posizionato su un fondo monocromo verde. Intitolato In utero, il disegno sembra introdurre e concludere la mostra, generando e al contempo custodendo l’universo pittorico dell’artista.


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Dwelling in a ciliated cosmos

by Giulia Gaibisso


In the works presented by Beatrice Tabacchi at the Richter gallery, the artist gives shape to a series of reflections, developed in the pictorial field, which seemingly correspond to insights of an existential nature. The technical and chromatic experimentation underlying this new production indeed reveals an urgency: that of processing the complexity of mechanisms that regulate the universe and psychic phenomena, trying not to capture them but to support their flow.

In this proceeding, both technical and speculative, the artist recurs to a metamorphic approach, aimed at exploring the possibilities of the pictorial medium starting from the codification of an alphabet, composed of symbols and association, in which individual and universal memories merge, and where inner dimension and external reality correspond ceaselessly.

The title of the exhibition, Prehensile, suggests Tabacchi’s adoption of closeness and proximity as an exploratory and cognitive mode: the boundaries of self acting permeable, the world as a potential extension of one’s being, and the painting practice itself as a sort of digestive process which foresees scraps and assimilations.

The metaphor is particularly apt in relation to the works exhibited in the gallery, where the type of language proposed, as well as the subjects represented, evoke the carnality of an organ or an irrigated tissue, sometimes torn, by a variety of shapes and colors that attest to its vitality and mutability. It is the corporeal dimension that becomes a surface of action and inquiry, in its ability to record events and for its porosity, a carrier of contamination and knowledge. In this sense, it is used as a container for representation, an environment within which the elements composing the artist's imaginary set forth, moving like small organisms.

Consider Medusa, a figure endowed with anthropomorphic (specifically feminine) characteristics yet transparent, more akin to the jellyfish itself than to its mythological equivalent: within her entrails dwell biological entities formally associable with a signifying code from which the subject originates and sustains itself. Or consider Bending and in love and Apple bitten, watercolors in which the body's ability to disarticulate and shape itself into a mountainous profile or cave is revealed; volumes generated by a posture that aims to include otherness. Or in Place as blessing and scar, which interprets space as an

epidermal surface upon which partially decipherable objects stand out and others, such as faces or skulls, are entirely recognizable.

In Tabacchi’s work, the value of archetypes is employed not only to reveal the collective unconscious but also to propose a resignification. This is the case for the mane of hair depicted in Medusa, no longer a petrifying weapon but rather a sinuous attribute of a Gorgon in motion. In Wink, a split-open apple constitutes the focal point, emblematic of an original sin and evoked to be ironically "digested". The monumental silhouette containing the fruit is still characterized by an archaic and symbolic language, animated however by a generative force that blurs margins and transmutes the products of its own digestion into fertile and fruitful ground, inhabited by waterways and forms of life.

The idea of a total identity between inside and outside in the canvas seems to reappear also in Eyelash sun and Fertilizing muck, which establish an analogy between close-up perspective and panoramic vision, between anatomical dissection and landscape painting. Like an incision, the brush allows the emergence of human silhouettes and ciliated profiles that, brought to the same scale, assert their equivalence in both figurative and hierarchical terms.

By alternating different frames of reference and orders of magnitude, Tabacchi approaches the subjects to analyze every detail; at the same time, as if following a drift, she abstracts from them in order to include them in a more complex system, built through layers of meaning. The titles of the works themselves demonstrate this orientation, indicating both the will to cover sidereal distances and the need to root oneself in the earth and in the flesh.

It is significant, then, that amidst the general polychromy and fluidity of these works, there sprouts a curved body, sketched in charcoal and placed on a monochromatic green background. Titled In utero, the drawing seems to introduce and conclude the exhibition, nurturing and simultaneously guarding the painter’s artistic realm.


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